Stage all’estero o in Italia?

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Ci sono diverse parole per indicare lo stage, un periodo di lavoro dopo un diploma di scuola superiore o universitario, che può avere una durata molto variabile, e può essere retribuito o no dall’azienda o l’organizzazione che assume lo stagista: intership, traineeship o il tirocinio. Anche la parola stage è straniera, è francese, certo entrata nel rigoroso vocabolario della francofonia in tempi recenti, transitando attraverso l’inglese. La Francia ha una normativa precisa per l’assunzione di uno stagista o tirocinante che dir si voglia.  Dal 2009 le aziende devono versare un compenso obbligatorio – una gratification de stage – sia che si tratti di aziende, associazioni, amministrazioni pubbliche, a carattere commerciale o industriale o no, calcolato sul monte orario stabilito dalla previdenza sociale per un’assunzione a tempo pieno. Infatti, gli stage gratuiti sono fuori legge, se superano i due mesi di durata. Non si parla di grandi cifre, uno stagiare nel 2011 guadagna in Francia una media di 450 euro. E’ prevista anche una convenzione di stage, l’equivalente di un contratto di lavoro, dove si precisa l’impegno e la responsabilità dell’impresa e anche del tirocinante, si stabiliscono le mansioni secondo gli obiettivi, la durata del contratto, il diritto ad assentarsi, la possibilità di avere, oltre al compenso, un rimborso spese o altro benefit come l’alloggio, o i pasti.
Nel Regno Unito non c’è una legge che disciplini la materia, ma si devono stipulare degli accordi tra il datore di lavoro e l’intern, molti stage sono retribuiti, soprattutto alla fine del percorso di formazione universitaria, spesso sono proprio le università che si fanno carico di questi accordi, e anche di orientare il laureato verso il proprio network di aziende o organizzazioni.

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Opportunità

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