Quei laureati con 30 anni di esperienza

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Che gli investimenti pubblici e tanto meno quelli privati, sulla scuola, sull’università in particolare fossero esili più di un filo d’erba, rispetto a ciò che avviene negli altri paesi europei, lo sapevamo già. Gli investimenti su Formazione e Ricerca della Francia, della Germania, e persino della Spagna in piena crisi, ci doppiano, ci lasciano indietro senza scampo. Ma nei dati di oggi, del rapporto Ocse sull’Istruzione – Education a a Glance 20114- alcune cifre sono davvero ambigue: la laurea, il dottorato, il master, valgono molto meno che negli altri Paesi, addirittura un laureato (diploma quinquennale) arriverebbe a guadagnare cifre astronomiche solo e ha più 20 anni di esperienza. Le aziende assumono i nostri plurilaureati giovani pagandoli pochissimo, e retribuiscono in maniera abnorme chi ha anche 30 anni di lavoro alle spalle. E’ la parabola discendente che l’Italia riserva ai giovani, e il piatto ricco e statico che è offerto ai dirigenti, ai pubblici amministratori, a chi ha più di 50 anni, certamente, direi  anche 60. Il futuro è difficile da immaginare per un neo diplomato, un laureando, un ventenne.

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