Mind the gap

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Mind the gap» – attenzione al vuoto – chi è stato a Londra, ha ancora nell’orecchio quest’annuncio che viene ripetuto continuamente, poco prima che il treno si fermi alle stazioni della metropolitana. Il gap, lo spazio, l’intervallo, l’interruzione nella vita di uno studente, tra un ciclo e l’altro del percorso educativo, è l’occasione per un viaggio di studi. Un anno, o anche poco meno, che si può comporre come un mosaico: alcuni mesi di lavoro temporaneo in un parco a tema, come Eurodisney o Asterix in Francia, oppure investendo il tempo nell’apprendimento di una lingua. Negli Stati Uniti, in Europa da Stoccolma a Losanna, passando per Londra, sono in tanti gli studenti che stanno terminando il liceo, o il primo ciclo di università che pensano a un gap year. Nei paesi anglofoni il gap year è quell’anno di pausa prima d’intraprendere l’università o dopo il bachelor, in cui un giovane può partire, con un progetto autonomo, a confrontarsi con il mondo, con altre culture, altri sistemi sociali.

Il portale dell’Unione Europea per i giovani, European Youth Portal, indica dei siti che aiutano gli aspiranti gapper a costruire il proprio percorso.
GreatGapYears, è un punto di riferimento per chi vuole organizzare il proprio anno di pausa, contiene informazioni sui luoghi, su dove dormire, i posti più sicuri, le spese di viaggio, le proposte di lavoro volontario, o con un salario, in tutti i continenti, dall’Europa alla Nuova Zelanda.
GapGuru, prevede diversi step per creare un gap year programme tagliato su misura.  Le proposte vanno dall’insegnamento di una lingua in un paese lontano, attività sportive, periodi di volontariato. Le destinazioni più affascinanti sono nel sud dell’India, a Kathmandu in Nepal, in Tanzania per lavorare in una scuola materna, in Sud Africa a Cap Town, dove si può essere assunti per un breve stage nell’organizzazione dei mondiali di calcio.

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