#EducationFirst, scuola primaria è priorità, da World Bank e Unesco

Written by
Efficiency Index - GEMS

Fare in modo che i bambini dell’Educazione primaria completino la scuola ha dei vantaggi economici  di primaria importanza.
Lo hanno messo in evidenza con forza, autorevoli economisti della Banca Mondiale, che hanno incitato tutti gli stati a investire proprio sulla scuola primaria.
E’ vero che si assiste a un fenomeno che sembrava avessimo superato col tempo, l’abbandono scolastico, tornato prepotentemente con la crisi economica, nei luoghi più svantaggiati nel mondo, o nelle periferie delle città occidentali, dove i bambini non vanno a scuola, non sono iscritti a una anagrafe scolastica. Un fenomeno in crescita  in relazione a gruppi etnici che non vengono integrati nel sistema sociale, o per altre ragioni legate alla condizione economica e culturale delle famiglie di origine.
Nel corso della  conferenza annuale “Comparative and International Education Society” che  si è svolta a metà marzo 2015 a Washington DC, ne hanno parlato in un panel  dedicato al “capitale umano”,  economisti che si sono concentrati da tempo sulla questione dell’Education, tra questi  Martin Carnoy e George Psacharopoulos della Banca Mondiale.
I dati presentati e sui tassi di rendimento dell’istruzione  mostrano che l’Education continua a svolgere un ruolo importante nella formazione delle principali politiche educative globali.  Gli economisti della Banca Mondiale suggeriscono che l’educazione primaria dovrebbe essere l’obiettivo principale dei sistemi scolastici nazionali, dal momento che il suo tasso di rendimento è risultato essere il più alto tra tutti i livelli di istruzione.  Hanno sostenuto con le loro analisi che un programma che faccia tornare a scuola i  bambini  svantaggiati, avrà conseguenze positive su coloro che stanno cercando di completare una formazione aria e di ottenere un buon lavoro. Un passo fondamentale per le popolazioni nei paesi in via di sviluppo che stanno cercando di educare i loro figli.
Al ritorno sull’investimento nell’educazione dei bambini di cui parla Banca Mondiale,  fa eco l’Unesco che ha valutato che il 42% dei minori in stato di povertà o coinvolti direttamente in guerre,  sono fuori dalla scuola. L’Unesco ha lanciato un hashtag #Educationfirst per fare un appello affinché tutte le istituzioni, associazioni, decision maker siano consapevoli dell’importanza fondamentale della scuola primaria per i bambini di tutto  il mondo.
I dati e le considerazioni si possono agevolmente incrociare, #labuonascuola  si proponga di dare un’ottima formazione,  ma che sia in grado di far tornare in classe chi si è allontanato,  e fare in modo  che le famiglie in difficoltà riescano a vedere la scuola come l’inizio della vita evolutiva dei figli, sino al momento in cui riescano a trovare un ruolo attivo nella società.

Una questione che non riguarda solo i paesi  “ufficialmente” svantaggiati:  un rapporto pubblicato a ottobre 2014 sull’Indice di efficienza fondato sulla spesa pubblica per l’istruzione scolastica  classifica l’Italia  al  ventitreesimo posto  su 30 Paesi Ocse analizzati, come si può vedere nella tabella in evidenza.  L’Italia supera solo Portogallo, Germania, Spagna, Grecia, Svizzera, Indonesia e Brasile.  L’Efficiency Index, pubblicato dalla  società londinese GEMS Education Solutions, ha messo in evidenza che i paesi che stanno investendo meglio,  producono migliori risultati scolastici per i loro giovani. In cima alla classifica ci  sono Finlandia, Corea e Repubblica Ceca .
Circa 1,3 miliardi di bambini sono iscritti alle scuole primarie e secondarie di tutto il mondo. Ogni anno, i governi spendono migliaia di miliardi di dollari sui loro sistemi d’istruzione con l’obiettivo di educare i bambini al più alto livello possibile. Nella maggior parte dei paesi, la spesa pubblica per l’istruzione scolastica rappresenta una quota significativa del bilancio pubblico totale. La percentuale globale di spesa pubblica per l’istruzione è, in media, salito negli ultimi 20 anni, nonostante la concorrenza con altri settori pubblici come la sanità, i trasporti e la difesa.
Ma la ricetta non è meramente finanziaria, cioè: più soldi più efficacia del sistema educativo. Non funziona così.
I risultati si basano su dati comparabili a livello internazionale raccolti nel corso degli ultimi 15 anni, usando i punteggi standardizzati dal programma dell’OCSE per la valutazione internazionale degli studenti (PISA). Gli analisti di Gems propongono  l’introduzione di metodi innovativi, quindi un numero di docenti che sia aggiornato sulla pedagogia contemporanea (pagati con stipendi equilibrati, ma non così bassi come quelli italiani)  e che insegnino in classi  non  affollate, al contrario si parla di small classroom,  per poter seguire gli allievi con le loro differenti esigenze.

 

Article Categories:
Opportunità

Leave a Comment

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Menu Title