Le marche tradizionali del lusso sfidano la crisi

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Il settore del lusso, nonostante la recessione ha tenuto in termini di valore delle marche tradizionali, e di prodotti made in Europe, in particolare made in Italy e made in France. Se i ricchi raddoppieranno entro il 2020, grazie soprattutto ai paesi emergenti, Asia, Russia ed Emirati Arabi, i professionisti che sapranno gestire i prodotti destinati a queste fasce di mercato non resteranno senza lavoro. Al contrario si ricercano giovani motivati, che sappiano parlare le lingue straniere, praticare i linguaggi internazionali, con una formazione che è cambiata, si è evoluta poiché chi vuole spendere dei milioni di dollari oggi, lo vuol fare senza rischi. Proporre il meglio, le vacanze a sette stelle, lo champagne migliore del mondo, i gioielli più esclusivi e regalare o collezionare borse fatte esclusivamente a mano e nel paese dove sono nate, sono pratiche vincenti. Stage e posti di lavoro nel marketing e nel management si trovano da Louis Vitton, Hermès, Chanel e Gucci, per esempio. Ma imparare a produrre cibo, moda, vino e champagne non esaurisce certamente le possibilità di chi nel “luxury brand” intende trovare un’occupazione e fare carriera. Se i francesi sono leader nell’identificare i clienti di lusso che comprano vino e champagne, gli italiani riescono a proporre le fibre tessili preziose frutto di manifattura costosissima che resiste nelle nicchie di produzione nel nostro paese, siamo leader nello yacht designer, con gli architetti che si occupano della progettazione di navi e imbarcazioni da diporto, con gli interior designer che curano gli arredi esclusivi degli yacht.  E poi l’Italia è il paese più ricco al mondo di bellezze architettoniche, storiche culturali: non si può vendere il Colosseo – per fortuna- ma organizzare una visita esclusiva, con una cena a picco sugli emicicli illuminati, è un lusso che pochi al mondo possono permettersi.

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