Coderdojo, all’università di Urbino crediti ai futuri studenti d’informatica

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E’ una pratica dove i mentor non insegnano e non invadono il territorio di apprendimento degli studenti, dove le regole sono: affiancare con discrezione, uso generoso del sorriso, così come  d’ incitazioni e incoraggiamento. Si richiede una partecipazione attenta, a quella che è una esperienza di autoapprendimento e per contagio di assorbimento da parte degli adulti, detti mentor. Venti bambini dai 7 ai 16 anni programmano, sono dei coder, un gruppo di adulti gravita accanto alle loro postazioni. Ben sapendo che in caso di un blocco, o di una difficoltà, saranno chiamati in causa solo se, i compagni coder (i bambini)  per almeno tre volte non saranno riusciti a risolvere quell’impasse tra loro. La quarta volta può intervenire un adulto. Se è capace, se no si rivolgerà ad un altro mentor o ad altri coder under 16. Un mentor responsabile non mette le mani sulla tastiera dei computer dei bambini, ma li aiuta a trovare una soluzione personale, o in collaborazione con un altro baby coder.
La mia esperienza al Coderdojo – organizzato da CoderDojo Roma  –  che si è svolto sabato 21 febbraio alla Link University a Roma, è stata molto bella. Ho imparato (dai coder Seline, 7 anni, Andrea 8, e Marta quasi otto e mezzo) nel ruolo di mentor a inventare un videogioco con Scratch ,  è un software open source basato su un linguaggio di programmazione a blocchi che ha permesso ai bambini di creare un video gioco creativo e personale, inserendo animazioni e fumetti sia statici che animati. Con Scratch si  utilizza la logica e la creatività per incastrare tra di loro dei blocchi con funzioni differenti e realizzare oggetti multimediali. Il software è stato sviluppato dal Lifelong Kindergarten Group gestito da Mitchel Resnick presso il Media Lab del Massachusetts Institute of Technology. L’Italia  è  tra i primi tre paesi europei europei  per l’ impegno nell’organizzare eventi di Coderdojo in Europa, una 70ina  di club sono impegnati – animati da volontari poiché l’attività è rigorosamente no profit-  anche più di due volte al mese per i giovanissimi coder, con l’intervento attivo di tutor e mentor. Una pratica virtuosa che attraverso il passaparola e le community che si formano intorno al coderdojo, sta diffondendosi sempre di più. Molti eventi di coderdojo si svolgono nelle università, ma non tutti. Ai coderdojo si sono aperti molti oratorii per esempio. Gli atenei ospitano, mettono a disposizione aule, ma non sempre computer (in questo caso vale la regola BYOD Bring Your Own Device), mentor anche tra gli studenti e soprattutto i  tra docenti.
Intorno a questa pratica, e ad altre che rappresentano una sorta di albero di competenze che si conquistano per autoapprendimento (proprio seguendo quel filo rosso che stimola gli studenti a imparare da soli avendo i giusti stimoli, del quale ha parlato Sugata Mitra, pedagogo indiano e visionario dell’Education )  si  sono costruite delle comunità, gli strumenti informatici sono sempre  condivisibili  e replicabili, il lavoro è collaborativo, nel gruppo dei mentor e facilitatori lavorano dei volontari, e vi è intergenerazionalità.  Il coderdojo è una delle pratiche che si sviluppa in un ambiente di apprendimento informale, e che quindi è difficilmente integrabile  in un programma scolastico tradizionale.

Può avvenire che il metodo inventato dal Media Lab del Mit,  con il quale s’impara il coding,  la programmazione informatica, ritenuta importante come leggere e scrivere,  possa diventare core business di un dipartimento di un corso di studi d’informatica, laddove gli eventi, le iniziative sono portate avanti da docenti, studenti e governance  con una passione che traspare  già dalla home page del sito istituzionale  di un’università per esempio.
In Italia  il corso di Laurea in Informatica Applicata dell’Università di Urbino, ha tra le sue attività di Tutorato proprio il  Code’s Cool : con una cascata di iniziative che  coinvolge tutta la Scuola di scienze e tecnologie, che ha messo in moto una collaborazione e una integrazione dell’università con la scuola, e con tutta una comunità di appassionati alla Digital Education. Questa università ha proposto “Crediti formativi universitari riconosciuti agli studenti delle scuole di Programma il Futuro che presentano il certificato di superamento del corso introduttivo di 20 ore di Code.org”. Il corso di Laurea in Informatica Applicata dell’Università di Urbino ha realizzato anche un’iniziativa di Governance Educativa,   si assume quindi la responsabilità di diffondere saperi uscendo dalle aule, facendoci entrare scolari, genitori, curiosi, stabilendo regole in linea con partner locali, o sovranazionali.
Un’altra iniziativa che  coinvolge scuole e università italiane è il Code week  sostenuto dalla Commissione Europea, che prevede l’organizzazione di eventi di programmazione. L’Italia  nel 2014 pare ne abbia organizzato 1373, più di tutti glialtri paesi europei partecipanti   come riferisce questa infografica del blog dedicato, della Scuola di Scienze e Tecnologie dell’informazione dell’Università di Urbino.
Chi vuole curiosare e  imparare qualcosa può già guardare i tutorial del professor Alessandro Bogliolo, CodeWeek Ambassador, che di fatto formano un Mooc (Massive Open Online Course), un corso online di introduzione alla programmazione che rilascia un certificato che  verrà riconosciuto dall’Università di Urbino all’atto dell’iscrizione ad Informatica Applicata per il prossimo Anno Accademico.

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Campus News · Smart Education

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